12.11.2017
INCONTRI DI VIAGGIO E BELLE IDEE MADE IN ITALY
La casa editrice fai da te e Magnificat
Oggi per caso mi sono messo a parlare con la persona accanto a me nel treno. Abbiamo condiviso 5 ore di viaggio ma speso solo gli ultimi 20 minuti a parlare, come a volte capita. All’inizio magari non sai se la persona accanto a te vuole essere lasciata in pace, scambi una battuta banale per vedere la reazione e poi prosegui con lei tue cose. Questa volta è stato lui a continuare chiedendomi cosa stessi leggendo (Il Viaggio Verso Casa, di Kryon).
Alla fine ci siamo messi a parlare ed ho scoperto di parlare un ragazzo, suppongo tra i trenta ed i quaranta, che ha da poco aperto una casa editrice.
All’inizio mi sono detto “caspita questo è matto, con quel mercato in crisi aprirsi una casa editrice è uguale a prendere il proprio portafogli e spararci dentro”. L’ho pensato anche perché ho non pochi amici che avevano iniziato magari come giornalisti o simile e la gran parte se n’è dovuta scappare da quel mondo che poco da e molto prende. Ed infatti anche il mio breve compagno di viaggio era un giornalista. Poi un anno fa ha cercato di publicare un libro, prima con la Mondadori (ma non gli piaceva la copertina imposta da loro, quindi si è arrabbiato e li ha mollati), poi con un’altra casa editrice (ma anche li le cose non erano come voleva lui) ed in fine una terza società. Quest’ultima era perfetta, ma qualche giorno prima di andare in stampa lui ha fatto fermare tutto e si è tirato indietro. Gli ho chiesto perché e mi ha risposto “volevo tutto perfetto, tutto esattamente come dicevo io, poi ho capito che quel mio atteggiamento era esagerato, egocentrico forse, ma faceva parte di me, quindi ho mollato il lavoro e mi sono aperto la mia casa editrice per un solo libro.. quello mio”.
“E adesso?” Gli chiesto allucinato.
“Beh” mi fa lui, “adesso vediamo chi vince, e credo di avere delle buone possibilità. Certo sarò matto ad aver lasciato lavoro per qualcosa di così incerto, me se ci credi vai fino in fondo”.
Poi si è fermato, mi ha sorriso ed ha continuato “sai sono da poco stato al Santuario di Vicoforte e mi sono appeso con una corda per visitare l’interno di una cupola, si chiama Magnificat (http://www.magnificat-italia.com). Una roba assurda. Praticamente questo tizio sulla quarantina, 4 anni fa si trovava a dover fare delle foto alla cupola (internamente). Dopo averlo fatto – con tanto di imbracature – si è detto “beh sarebbe figo proporlo come attività ricreativa”, e così 4 anni dopo dal nulla ha un’attività con dieci collaboratori, hanno fatto salire in questa cupola migliaia di persone ed è stato già chiamato nelle principali città Italiane per ampliare il progetto; tutto per aver fatto qualcosa di interessante ed essersi detto “che figata, magari piacerebbe anche a qualcun altro”.
In fine mi guarda nuovamente e conclude “quando hanno chiesto all’ideatore come avesse fatto a inventare la genialità innovativa lui ha risposto “ma io non ho inventato niente, bastava solo pensarci”.
Ci siamo salutati, ed in quel momento non gli ho neanche chiesto come si chiamasse lui ed il suo libro.. cavolo.
L’ho osservato mentre scendeva a Roma Termini e pensavo alla mia musica. Mi ritrovo oggi a fare l’amministratore delegato, ritagliandomi disperatamente briciole di tempo per rincorrere i miei sogni da musicista. E’ così duro a volte, davvero, però non ho mai mollato. Forse come lo scrittore o il fotografo scalatore ciò che conta è semplicemente non mollare. Il fotografo parlava di come è arrivato a questo dopo quattro anni, ma magari in quei quattro anni ha vissuto l’inferno. Magari no, però una cosa è certa: più va avanti la vita e più ti rendi conto che la nostra percezione del tempo e della relazione sforzo versus realizzo degli obbiettivi è molto distorta in comparazione alla realtà.
Forse lo è sempre stato, ma prima ci facevamo altre idee perché sentivamo i racconti dei nostri nonni senza renderci conto che ci avevano messo una vita, oppure perché sentendo le success stories americane (si, ok ma dello 0,001% della popolazione) abbiamo pensato di poterlo fare anche noi in 7 giorni, o semplicemente perché ci hanno insegnato che possiamo raggiungere tutto ma non ci hanno avvertito che ci si può anche impiegare una vita prima di riuscirci.
Come oggi imparo da uno sconosciuto in treno, l’importante è provarci.
L’importante è crederci.
L’importante è resistere.
L’importante è fidarsi di se stessi senza la paura del rimorso per un potenziale fallimento.
Quindi ripeto a me stesso: oggi sei quello che sei, e farai di tutto per raggiungere ciò che vuoi. Domani è domani e farai le tue scelte in base a chi sarai domani, ma oggi sei quello che sei oggi, quindi vai, fai e non aver timore.